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Il XX secolo si apriva sotto la minaccia di una dilagante epidemia di colera, di cui furono registrati i primi casi dal mese di marzo. Nel maggio del 1900, dietro richiesta dell'Agenzia delle Imposte, si procedette alla rettificazione della numerazione civica all'interno dell'abitato ed in campagna, oltre che ad una nuova denominazione delle vie e delle piazze.
Nel 1901 venne costituito il Comitato per l'Emigrazione; dai primi sporadici casi verificatisi sin dal 1892, si arrivò nel primo trentennio del ‘900 a registrare la partenza verso le Americhe di circa 150 loresi.
La contrazione dei commerci era una diretta conseguenza del fenomeno dell'emigrazione che nel biennio dal 1902 al 1905 aveva fatto registrare nelle Marche ben 1694 casi.
Erano questi gli anni delle prime rivendicazioni sociali che nell'Italia settentrionale portarono alla costituzione delle leghe di resistenza dei contadini per il rinnovo dei patti colonici. Nelle Marche il movimento delle leghe era partito nel 1896 da Chiaravalle per poi diffondersi ad Ancona, Urbino, Cagli, Castelplanio e Fabriano. Per merito del Dott. Renato Brocchi, che aveva dato vita a Macerata ad una associazione di ben 16OO lavoratori, nel 1905 sorse in paese una lega cui aderirono oltre 300 contadini.
In seguito al propagarsi di numerose malattie degli animali, tra cui l'idrofobia che si diffuse nel 1908, si pensò ad apprestare un servizio veterinario, reso operante solo a partire dal 18 marzo 1924, quando si diede vita ad un consorzio con il comune di Ripe S.Ginesio.
Nel 1910 ci fu una terribile epidemia di colera e la produzione di grano risultò bassissima e di scarsa qualità. Nel febbraio dello stesso anno il comune stipulò un contratto con la ditta Biagio Micozzi-Ferri di Macerata per l'impianto della rete telefonica, collegata nel 1911 con Urbisaglia.
Il 24 giugno 1915, a distanza di un mese dall'entrata in guerra dell'Italia, il comune stanziò un fondo di £.300 per le famiglie dei militari loresi partiti per il fronte. Dei 600 arruolati 68 non avrebbero fatto ritorno alle loro case.
Dal marzo 1920 il tesseramento fino ad allora limitato al pane ed alla farina fu esteso alla pasta, al riso, al granturco, all'olio, ai grassi animali, al burro, al formaggio ed allo zucchero.
Dal 1° settembre 1920 vennero rilasciate le tessere per l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione dilagante soprattutto tra i muratori ed i braccianti della provincia.
Iniziarono a verificarsi alcuni episodi di violenza che, dapprima in sordina e sporadicamente, acuirono progressivamente lo scontro tra i diversi gruppi politici loresi.
Il 10 aprile 1921 si era tenuto a Macerata un convegno interregionale dei fasci di combattimento al quale erano intervenuti fascisti marchigiani, degli Abruzzi e di Zara. Nell'agosto dello stesso anno, giovandosi dell'intervento di una squadra di Macerata, i fascisti loresi frantumarono in pieno giorno la lapide “Sole dell'Avvenire” posta sulla facciata del palazzo comunale.
Il 1° maggio 1922 alcuni comunisti di ritorno dalla tradizionale merenda che si teneva nel prato antistante la chiesa della Madonna delle Grazie vennero aggrediti da un gruppo di fascisti.
A due giorni di distanza dalla marcia su Roma, il 30 ottobre 1922 un gruppo di fascisti locali e forestieri forzarono le serrature del negozio di ferramenta ed articoli per falegname che il comunista Rocco Piatti possedeva in piazza incendiando la quasi totalità della merce. Sempre nell'ottobre del ‘22 una squadra di azione fascista proveniente da Macerata aggredì il comunista lorese Massimo Falchetti, tornato dall'America nell'aprile dello stesso anno.
In seguito alla fondazione della XIII Centuria del Manipolo Lorese della M.V.S.N. avvenuta nel febbraio 1923, i consiglieri e gli assessori comunali rassegnarono le dimissioni. Con decreto del 4 maggio 1923 il prefetto della provincia assegnò temporaneamente al Cav. Otello Mengoni, in qualità di commissario prefettizio.
Nel marzo 1924 si ricostituì il consiglio comunale, che il 18 dello stesso mese conferì la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Con la legge di Pubblica Sicurezza del 6 novembre 1926 furono soppressi i partiti politici. Dal 26 maggio ricoprì il ruolo di podestà Filiberto Romanzetti.
Congiunta alla crisi internazionale del 1929, dal 1930 al 1934 si registrò in tutta Italia una caduta dei prezzi e dei salari che provocò una vera e propria depressione nel settore industriale ed in quello dell'agricoltura, dove nel 1933 si registrarono ben 336.000 casi di disoccupazione.
Per il 1° maggio 1937 venne ordinata un'azione di sorveglianza civica allo scopo di evitare azioni contrarie al regime. Il fabbro Igino Taccari, accusato di aver scritto “W il I maggio” nei bagni pubblici, fu condannato ad un confino di 9 mesi a Palazzo S.Gervasio in provincia di Matera. Il 12 settembre 1939 il farmacista Pietro Santini, aderente al Partito socialista, fu costretto a una sostanziosa dose di olio di ricino alla presenza di circa 100 persone.
Il 10 giugno 1940 segnava l'entrata dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, che costò al paese 22 morti e 6 dispersi. I 105 iscritti al P.N.F. in data novembre 1939 sarebbero diventati 305 nel febbraio 1941.
Durante il semestre gennaio-giugno del 1943 i generi di consumo furono di nuovo razionati. Il 25 luglio 1943 il governo Mussolini cadde. L'8 settembre venne comunicata alla radio la notizia dell'armistizio ed il giorno seguente si costituì il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale. Numerosi soldati inglesi, detenuti fino ad allora nel campo di Sforzacosta insieme ad americani, slavi e greci, trovarono ospitalità in case coloniche del paese.
Scrive il Salvadori che nel Gruppo Bande Nicolò, sorto il 23 settembre 1943 e stanziato nella zona di Monastero, confluivano le varie bande partigiane che occupavano la zona tra Amandola e S.Ginesio, tra cui i gruppi Vera, Fiastra, Podalla, Montalto, 1° Maggio di Piobbico, Gualdo, Vallato, Morico, Camporotondo e Fazzini 201 Volante. Tra i reparti più piccoli che si affiancavano a questi c'erano anche quelli di Caldarola, Invernali, Loro Piceno, Urbisaglia e Morrovalle. Da Loro Piceno e Monastero giunsero attraverso apertura di silos e con l'aiuto della popolazione approvigionamenti ai partigiani. Fu a capo del gruppo di resistenza sorto in paese Felice Calvani, sfollato a Loro dal 28 marzo al 30 luglio 1944.
Il 3 aprile 1944, in seguito al bombardamento di Macerata ad opera di 35 aerei della R.A.F, si verificò un vero e proprio esodo dei civili nei piccoli centri del circondario. Numerosi religiosi trovarono rifugio nel paese, come le suore Salesiane, ospitate nella casa parrocchiale di S.Maria, e le suore dell'Istituto dell'Addolorata di Potenza Picena, accolte nel palazzo Tesei.
Già dal maggio 1940 Loro era diventato rifugio di ebrei accolti clandestinamente all'interno dell'Ospedale Civico. Ricordiamo tra di essi l'illustre Prof. Luigi Fantappié, preside dell'Istituto di Alta Matematica dell'Università Regia di Roma.
Il 17 maggio 1944 due giovani partigiani loresi, Giuseppe Bellesi e Quinto Pascucci, fuggiti con altri 1500 reclusi dal campo di Sforzacosta in seguito ad un attacco aereo della R.A.F, stavano ritornando alle loro case quando, fermatisi a bere nei pressi del convento di Urbisaglia al pozzo della casa Giustozzi, furono raggiunti da militari italiani e fucilati sul posto.
Tra il febbraio ed il maggio del ‘44 vari loresi accusati o semplicemente sospettati di aver ospitato prigionieri inglesi furono vittime di indiscriminate requisizioni di grano ed altri generi alimentari.
Il 17 maggio 1944 al Cav. Filippo Cecchi, nominato commissario prefettizio il 15 dicembre 1934, si sostituiva Nello Barelli.
Durante il mese di giugno giunsero i primi reparti di truppe di liberazione polacche, seguiti dagli effettivi del 268° fanteria del C.I.L, da reparti di artiglieria inglese del 71° reggimento indiano e da canadesi.
Il paese si stava avviando verso una lenta e difficile ricostruzione. Tra le rinnovate speranze dei loresi, il 1945 si chiudeva con una messa celebrata il giorno di Natale per le truppe polacche rimaste in paese. Ne affidiamo il ricordo alle parole del Dott. Santini: Giornata piena di sole, sole pallido appena tiepido. Folla festiva per le vie. La chiesa luminosa ha aperto le sue porte, la campana suona a distesa. Centinaia di soldati polacchi nelle eleganti divise in pochi secondi, ordinatamente, riempiono la navata; le laterali piene di cittadini. Un soldato suona la campanella del presbiterio precedendo il cappellano militare: sotto il bordo dei paramenti sacri spuntano le estremità dei calzoni e le scarpe della divisa militare. Tutti si genuflettono. Il celebrante incomincia: il latino suo limpido e armonioso nella pronuncia nitida e chiara. Quando egli si volge, e in lingua polacca legge il Vangelo e lo spiega a lungo, anche noi “civili“, pur non comprendendo al-tre parole che Gesù e Maria, pendiamo dal suo labbro. L'espressione del viso, la modulazione di voce nella foga giovanile, la signorilità del gesto, le pause ed i rallentamenti di dizione danno l'impressione di un artistico colorimento elevato a calda e toccante eloquenza. Poi tutti i soldati intonano un coro lento e maestoso, quasi melanconico. Su quei visi, taluni freschi e rosei, i più recanti le impronte della guerra, passa sulle ali della fede l'onda imponente dei ricordi. Nella visione mistica della Madonna di Czestochowa ciascuno rivede con nostalgia la patria lontana, rivive le laceranti pene delle distruzioni, delle stragi, delle deportazioni che l'hanno massacrata; piange per l'ecatombe degli ebrei, la fossa di Katin, per i focolari spenti, le innumeri madri vestite a lutto, gli orfani e le vedove, e anela al prossimo rimpatrio dell'Aquila Bianca, carica degli allori di Cassino, di Ancona e di Bologna. Il coro si ripete ancora, lasciandoci tutti estasiati. Se non fossimo in chiesa, l'emozione farebbe sgorgare dal nostro petto il canto accorato dell'insuperabile coro verdiano “Va pensiero su l'ali dorate“. La melodia sentimentale del lamento angoscioso per “le torri atterrate del suol natal“ in bocche italiane sonerebbe conforto nella comune sventura, solidarietà umana contro la barbarie, e inno di fede nella completa rinascita delle due Nazioni. Torna il Natale e dai Poli all'Equatore riecheggia l'angelico “Pax in terra hominibus“.
Paola Consolati
Fonti
Paola CONSOLATI, Fabrina MUCCI, Claudio NALLI, Loro Piceno, Giuffré, Milano 1998
Giovanni Cicconi, a cura di, Notizie storiche di Loro Piceno, Giuffré, Milano 1958
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