|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
|
 |
 |
 |
Il XVII secolo venne segnato principalmente dalle numerose controversie che il comune ebbe con i religiosi ed i possidenti fermani, che non accettavano di versare i tributi relativi ai pesi camerali. I Minori Conventuali di S.Francesco si rifiutavano di pagare le imposte sui beni acquisiti dopo l'erezione del loro convento (risalente alla seconda metà del XIV secolo) lo stesso dicasi per i Gesuiti dell'Abbazia di S.Maria di Chiaravalle di Fiastra, debitori verso la comunità dal 1612 al 1623, e di altri ecclesiastici possessori di beni in territorio lorese come il cardinale Pallotta.
Tra i nobili fermani presenti in paese primeggiavano per possidenza gli Adami, gli Azzolino, i Francolini, gli Evangelista ed i Marcucci, seguiti dai Pallotta di Caldarola e da una delle più antiche famiglie notabili del paese, i Marchesini.
Ampie porzioni del fondiario rustico appartenevano a nobili residenti a Fermo o in castelli vicini che avevano incorporato nelle loro proprietà il godimento di cappellanie laicali e di enfiteusi appartenute ad enti ecclesiastici. Questa situazione era generalizzata nei castelli del fermano, dove la proprietà ecclesiatica deteneva il 35% delle terre e quella nobiliare il 40%.
Per tutta la prima metà del XVIII secolo il paese dovette soggiacere alle imposizioni richieste da Fermo per la costruzione della Flaminia ed il mantenimento delle truppe austriache e napoletane.
Tra il 1728 ed il 1730 si registrò una penuria di acqua potabile; il cattivo stato dei mulini, i cui vallati erano danneggiati, privava il comune di ulteriori entrate. Dal 1735 per fronteggiare la scarsezza di grano si costituirono censi presso il Monte Frumentario di Roma istituito da Benedetto XIII.
Notevoli e profonde furono le trasformazioni che interessarono l'ordinamento civile. All'interno del consiglio di credenza si affermò una tendenza oligarchica che tendeva a trasformare in ereditarie le successioni delle cariche e che si accompagnava ad un inevitabile e progressivo esautoramento dei compiti del pubblico parlamento. Accanto ai nomi di notabili originari del luogo come i Lauri, gli Angelini, i Fattori, i Lattoni, i Liverotti, i Maccari ed i Marchesini, sarebbero ben presto divenuti ricorrenti nel consiglio di credenza quelli dei nobili fermani aggregati come gli Evangelista, i Cupelli ed i Marcucci.
Tornava intanto a farsi sentire l'intolleranza verso il regime dispotico di Fermo. Loro cercò ripetutamente di essere reintegrato del diritto concesso da Pio V di eleggere il podestà del luogo e di poter tornare alle dirette dipendenze della Congregazione del Buon Governo, ma l'oppressione esercitata dalla città sarebbe durata fino al periodo napoleonico.
Nel 1755 si verificò quell'avvenimento di eccezionale importanza per la vita religiosa del paese a cui abbiamo precedentemente accennato. Il nobile fermano Annibaldo Adami donò alla comunità una reliquia del Beato Liberato che venne custodita nella chiesa di S.Giorgio all'interno di un semibusto dorato. L'evento, oltre a rafforzare l'antica devozione popolare verso il serafico eremita della grotta di Soffiano, contribuì in maniera determinante ad avviare le ricerche sul casato dei Brunforte.
Nel generale riassetto del centro storico avviato nella seconda metà del ‘700 assunse una priorità di intervento il palazzo comunale, restaurato tra il 1780 ed il 1805 sotto la guida dell'architetto comasco Pietro Augustoni che aveva realizzato a Macerata il palazzo della famiglia lorese dei Lauri, aggregati alla nobiltà maceratese dal 1705.
Sul finire del secolo la carestia dei cereali e la crescita dei prezzi del pane e della farina portarono allo scoppio di tumulti popolari a Macerata, Senigallia, Fermo e Fano.
A partire dal 1794 vennero alla luce movimenti cospiratori collegati a logge massoniche ed alle Romagne.
Nel 1796 si verificarono ad Ancona, Iesi, Potenza Picena, Apiro, Treia e nel Montefeltro una serie di segni prodigiosi, nella maggior parte lacrimazioni di immagini o statue mariane, che furono interpretati dalle popolazioni come funesti presagi delle distruzioni che si sarebbero di lì a poco abbattute sul territorio marchigiano. Presumibilmente tale fu la reazione che dovette suscitare nell'animo dei loresi la notizia, diffusasi nel luglio 1796, che nel convento di S.Liberato l‘immagine su tela del Beato Liberato trasudava copiosamente. Il comune di S.Ginesio informò del fatto le autorità ecclesiastiche di Camerino, che autorizzarono l'arciprete ginesino D.Angelo Antonio Giberti a compiere alla presenza di una delegazione municipale una verifica formale di quello che sarebbe stato popolarmente ricordato come ”il miracolo della manna“.
Nel marzo del 1797 i francesi occuparono le Marche centro settentrionali e la zona costiera ed il 10 febbraio entrarono in Ancona imponendo alla città una contribuzione di 400.000 lire francesi. Iniziarono le requisizioni delle casse comunali, dei monti di pietà, dei casini di campagna e delle chiese tra cui, come é ben noto, anche della S.Casa di Loreto, da dove venne asportata la statua della Madonna Nera per la quale il popolo lorese nutriva una particolare devozione.
Tra il dicembre del 1797 e il gennaio del 1798 nelle principali città marchigiane i giacobini organizzarono delle municipalità provvisorie che avevano il compito di raccogliere armi, argento e viveri per le truppe francesi. Il 15 febbraio del 1797 il Bonaparte entrò a Macerata con circa 8000 uomini. Anche a Loro, come a Montecchio, Petriolo e Montemilone fu requisito grano per gli invasori; un secondo contributo fu pagato dal paese a Fermo, che era riuscita ad evitare l'occupazione da parte delle truppe francesi versando oltre 10.000 scudi.
Dal febbraio 1798 si istituì in paese un governo provvisorio detto Congresso dei Cittadini Municipalisti.
Il secolo si chiudeva in una atmosfera apocalittica; nel 1799 un terribile terremoto rase al suolo il centro storico di Camerino provocando notevoli danni nei paesi limitrofi.
Il paese risentiva della difficile situazione economica che nel fermano colpiva soprattutto le classi rurali. La massiccia presenza ecclesiastica e l'eccessivo frazionamento delle proprietà avevano costituito un ostacolo insormontabile per il sorgere della mezzadria, diffusasi solo a partire dal XVIII secolo. I contadini vivevano in condizioni igienico-sanitario del tutto precarie, per la maggior parte denutriti ed ancora tenacemente legati a riti pagani e credenze superstiziose.
Paola Consolati
Fonti
Paola CONSOLATI, Fabrina MUCCI, Claudio NALLI, Loro Piceno, Giuffré, Milano 1998
Giovanni Cicconi, a cura di, Notizie storiche di Loro Piceno, Giuffré, Milano 1958
|
| |
 |
 |
 |
|
|
 |
 |
 |
|
 |
© 2004 - 2005  |
 |
 |
| Powered by DIAL spa |
 |
 |
|