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CENNI STORICI SU s. LIBERATO DA LORO
Il primo tra gli storici francescani che esplicitamente ha tramandato notizie sulla vita di Liberato da Loro è stato fr. Mariano da Firenze (m.1523), autore dello scomparso Fasciculus Chronicarum Ordinis Fratrum Minorum, manoscritto compilato sul finire del XV sec.
Dalla penna dell'autore fiorentino sappiamo unicamente che (…) Liberato un tempo fu conte di Loro, ma rinunziando al titolo, alle ricchezze ed alla nobiltà terrena, divenne frate Minore e fu tanto chiaro per virtù e miracoli, che il detto luogo (di Brunforte), cambiando il nome proprio, cominciò a chiamarsi San Liberato (…).
Diversi documenti d'archivio consentono oggi di poter sostenere che fr. Mariano facesse riferimento alla famiglia di Rinaldo e di Gualtiero da Loro (Loro Piceno in proviincia di Macerata, Archidiocesi di Fermo), sebbene dopo il 1227 potessero fregiarsi del titolo di signori di Loro anche Fildesmido da Mogliano, Baligano, Giberto e Corrado da Falerone.
L'entrata nell'Ordine francescano avvenne probabilmente durante il quarto viaggio di s. Francesco nelle Marche (1215). Dal Celano (Vita prima, cap. XXII) e dal Wadding (Annales, an. 1213, nn. XXXII-XXXIII) è noto infatti che il poverello, dopo aver predicato agli uccelli nei pressi di Bevagna, attraversò l'Appenino Umbro Marchigiano, passò per la città di Macerata e raggiunse Ascoli dove, predicando in piazza, convertì e ricevette nell'Ordine 30 persone tra laici e chierici.
Sulla via del ritorno, diretto a Camerino, Francesco giunse nei pressi di Sarnano, dove predicò a Roccabruna e ricevette nell'Ordine un ricco e gentile cavaliere (Fioretti cap. 37 – Annales an. 1215, nn. XXV - XXVIII) ed il pensiero dei devoti non può che soffermarsi su Liberato da Loro; purtroppo il silenzio di fr. Ugolino da Montegiorgio, autore degli Actus b. Francisci et sociorum eius, unitamente a quello dei documenti, non ci consente di poterlo sostenere con ragionevole certezza.
Alla scarsissime notizie sulla vita di Liberato da Loro si contrappone un'eccezionale fama di santità: ritenuto modello di perfetta osservanza della Regola e del Testamento di s. Francesco, i seguaci del poverello, appartenenti alla corrente degli Zelanti e degli Spirituali, che a seguito delle persecuzioni del ministro generale fr. Crescenzio da Jesi (1244-47) furono costretti a rifugiarsi negli eremi delle Marche, conservarono le sue spoglie mortali in una cappellina di proprietà dei signori di Brunforte, promulgandone il culto e la memoria.
Liberato da Loro, identificato con il santo Anonimo di cui parlano i Fioretti di s. Francesco (Fioretti cap. 47), morì nell'eremo di Soffiano dopo aver ricevuto il conforto della Madre di Dio e di tre sante Vergini che gli apparvero insieme ad una moltitudine di angeli.
Questo accadde circa un secolo prima che fr. Ugolino iniziasse la compilazione degli Actus, per cui deve ritenersi credibile la data indicata da Mariano da Firenze, il 1231.
Nel 1280 il capitolo provinciale dei frati Minori della Marca d'Ancona, in applicazione della lettera Exit qui seminat di Niccolò III, iniziò a perseguire quei religiosi che contestavano l'atteggiamento dei superiori favorevoli ai benefici concessi all'Ordine francescano da Gregorio X con il breve Voluntarie paupertatis (1274), che dava facoltà ai frati Minori di alienare le cose d'uso dell'Ordine. Provvedimento che a loro dire feriva la regola dell'assoluta povertà, sposata da s. Francesco.
Attorno al 1282 i compagni di Liberato da Loro abbandonarono Soffiano, probabilmente per sottrarsi alle persecuzioni dell'Ordine, ed accettarono la protezione di Rinaldo il Giovane, di Gualtiero e di Ottaviano: i signori di Brunforte ricordati nei Fioretti (Fioretti, cap. 46), che in quegli anni erano in conflitto con gli ex vassalli di Sarnano, costituitisi in comunità con il riconoscimento della sede Apostolica fin dal 1265. I frati decisero pertanto di abbandonare Soffiano, che ricade in territorio sarnanese, e ad petitionem Dominorum de Brunfortio si trasferirono in un romitorio situato nelle vicinanze della Rocca di Colonnalto, in quel tempo dimora dei Brunforte (Fioretti, cap. 46).
Lasciando Soffiano, i frati portarono a loro seguito i corpi di s. Liberato (il santo Anonimo dei Fioretti) e di fr. Umile. Alla traslazione, raccontano i Fioretti (Fioretti cap. 46), assistette fr. Pacifico, fratello di frate Umile, entrato nell'Ordine dopo la morte di s. Francesco (c. 1234). Morto in concetto di santità, fr. Pacifico venne successivamente sepolto assieme a s. Liberato ed al b. Umile (Fasciculus).
Attorno al 1294 i compagni di Liberato abbandonarono l'Ordine francescano e aderirono alla riforma dei Poveri eremiti di Papa Celestino, promossa da fr. Angelo Clareno e da un certo fr. Pietro da Macerata alias Liberato, tramandando il ricordo dei santi vissuti a Soffiano a fr. Ugolino da Montegiorgio, l'autore degli Actus, l'originale latino dei Fioretti di s. Francesco.
Nel 1568 gli eredi spirituali dei Poveri eremiti confluirono definitivamente nell'Ordine francescano, aderendo alla corrente dei cosiddetti Fratres de Familia, e a tutt'oggi i frati Minori delle Marche sono i custodi delle reliquie del santo e dei suoi compagni Umile e Pacifico.
Secondo le testimonianze di p. Giannantonio Damiani da Monte Ciccardo (1585) e di Francesco Gonzaga (1587), nel XV sec., un papa, visti i numerosi miracoli che periodicamente si manifestavano presso la tomba del santo, concesse ab ore che il b. Liberato potesse essere venerato con il titolo di santo. Questo però è quanto tramandato dalla tradizione, nella realtà il papa, probabilmente Pio II (Enea Silvio Piccolomini), conoscendo la fama di santità di Liberato, concesse che la località di Brunforte potesse mutare il nome in San Liberato.
Nel 1697 la Sacra Congregazione dei Riti, ritenendo che dietro la persona di Liberato da Loro potesse celarsi quel fr. Pietro da Macerata alias Liberato (su cui pendeva il dubbio di una scomunica inflitta nel 1297 dal Patriarca latino di Costantinopoli Pietro Cornaro), ordinò l'immediata rimozione delle immagini che ritraevano il santo di Loro giacente infermo circondato da uno stuolo di angeli, con la Vergine Maria che gli somministrava il celeste elettuario, così come narrano i Fioretti (Fioretti, cap. 47).
L'equivoco venne chiarito da Benedetto XIV (Prospero Lambertini), allora avvocato concistoriale della Sacra Congregazione dei Riti; il 2 settembre 1713, dalla Basilica di s. Maria Maggiore in Roma, papa Clemente XI approvò ab immemorabili il culto di Liberato da Loro.
Nel 1797 i frati Minori delle Marche ne promossero la causa di canonizzazione: purtroppo per l'ingerenza di alcune nobili famiglie, che ne rivendicavano la discendenza, e per l'ambizione dello storico ginesino Telesforo Benigni vennero falsificati alcuni documenti all'insaputa del postulatore dell'Ordine, il fatto indusse la Sacra Congregazione dei Riti a volerci vedere chiaro e a non esprimere alcun parere in merito. Della canonizzazione di Liberato da Loro non si parlò più.
Nel 1868 d. Francesco Barbarossa di Monte San Pietrangeli, parroco di s. Maria di Piazza in Loro, e la curia generalizia dei frati Minori si adoperarono per la riapertura della causa di s. Liberato. Il 26 settembre, dietro richiesta del card. Filippo De Angelis, arcivescovo di Fermo, e del ministro generale, la Chiesa Fermana e l'Ordine ottennero congiuntamente il riconoscimento della Messa e dell'Ufficio in onore del santo.
La sentenza della commissione cardinalizia, approvata da Pio IX, attribuiva a Liberato da Loro le virtù proprie del santo Anonimo di Soffiano, ricordato dagli autori francescani, e gli riconosceva l'aver professato in grado eroico la fede in Cristo fino al martirio bianco, conseguente alla vita penitente: circa un secolo prima tutto ciò sarebbe stato sufficiente per concludere positivamente la causa di canonizzazione. L'Ordine dei frati Minori, l'archidiocesi di Fermo e di Camerino celebrano la sua festa il 6 settembre.
Arnaldo Sancricca
Per ulteriori approfondimenti:
A. SANCRICCA, Liberato da Loro il santo Anonimo di Soffiano, la presenza dei frati Minori e dei Clareni nei dintorni di Sarnano e di San Ginesio (XIII, XIV e XV sec.), Sanseverino Marche 2001.
A. SANCRICCA, I Signori di Loro e la nascita del comune, Sanseverino Marche 2001.
A. SANCRICCA, Il piatto di s. Liberato da Loro, aspetto devozionale di una reliquia ex contactu, in Picenum Seraphicum, anno XXII-XXIII (2003-2004) nuova serie, Edizioni Porziuncola 2005.
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