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L'archivio storico del comune di Loro Piceno si trova attualmente conservato al secondo piano del Palazzo Comunale. Tutti i documenti, riordinati e schedati, sono registrati nell'inventario "Inventario dell'archivio storico comunale di Loro Piceno" a cura di Laura Linfozzi e Tania Pisani pubblicato nel 2004.
Vi sono conservate pergamene (1224-1726) e documenti prodotti dal 1400 al 1970 circa.
Le pergamene sono i documenti più antichi a disposizione del nostro archivio e costituiscono un fondo a parte rispetto ai documenti cartacei, anche in virtù del materiale di cui sono costituite: le pergamene sono infatti documenti ufficiali manoscritti su pelle conciata.
Il fondo delle pergamene di Loro Piceno risulta costituito da 57 pezzi che ricoprono un periodo cronologico dal 1224 al 1726.
Non avendo in precedenza subito alcun tipo di intervento conservativo o di restauro, si presentano nella forma originale di rotolo.
Non è facile sintetizzare il loro contenuto in quanto trattano vari argomenti, anche se per la maggior parte sono atti di vendita, donazioni, testamenti, quietanze spesso in relazione con la vicina Abbazia di Chiaravalle di Fiastra.
La numerazione che riportano è quella apposta dalla precedente sistemazione proposta nel 1814 dall'erudito Giovan Battista Cosimi da Mogliano. Il criterio ispiratore di questo primo tentativo di ordinamento sistematico sembra essere quello della sequenza cronologica dei documenti. Cosimi ci ha inoltre lasciato un regesto in latino di questi documenti, conservato in originale nell'archivio storico
. Per quanto riguarda invece tutti gli altri documenti possiamo dire che l'archivio risulta diviso in archivio unitario e postunitario.
Dopo l'unità d'Italia, infatti, i criteri di catalogazione locale dovettero uniformarsi a quelli dettati dallo Stato, anche se questo avvenne a livello locale in modo molto lento e graduale, e non si può dire che la data del 1861 segni una netta cesura rispetto al passato.
Molti altri comuni marchigiani hanno conservato in archivio il proprio statuto comunale. Ciò non avviene per la comunità di Loro Piceno. Nell'archivio storico, infatti, è conservato soltanto lo Statuto di Fermo, un volume a stampa, impresso nel 1589 a Fermo dal veronese Sertorio de Montibus. Per spiegare la presenza di quest'unico statuto dobbiamo ricorrere alla storia: fin dalla prima metà del XIV secolo Loro fu uno dei castelli del distretto di Fermo e non godette mai di una autonomia tale da permettergli di dotarsi di una propria legislazione. Di altri statuti non si conservano frammenti nè si ha memoria in altre fonti locali.
Nell'archivio è conservata tuttavia la copia settecentesca di un breve di Pio V del 9 giugno 1569 con il quale il castello di Loro veniva eletto al rango di Terra (Pergamena L). Questo periodo di autonomia fu però molto breve e pertanto non riuscì ad interrompere la continuità del controllo diretto di Fermo sul comune.
Interessanti sicuramente anche gli atti relativi agli organi deliberativi della comunità. I verbali delle riunioni del Consiglio hanno spesso nelle Marche il nome di Riformanze per l'epoca più antica, venendo ad assumere poi la denominazione di Parlamenti. I Consigli della Comunità trovano riscontro negli attuali Consigli Comunali.
Fino all'epoca napoleonica la Comunità di Loro deliberava attraverso il Pubblico Parlamento o Consiglio Generale formato dai capi delle famiglie rappresentanti dei quattro quartieri in cui era diviso il territorio lorese. Ad esso si affiancava il Consiglio di Credenza, costituito da una rappresentanza di notabili e ricchi proprietari terrieri, che aveva il compito di selezionare preventivamente gli argomenti da discutere nell'assemblea generale. In particolare le Riformanze erano redatte da un notaio, deputato a registrare i consigli e a redigere gli atti amministrativi.
Un posto di rilievo nella documentazione comunale spetta agli atti di natura contabile prodotti dall'ufficiale che si occupava della gestione economica, denominato Camerlengo (da "camera", che indica l'amministrazione finanziaria in generale). Tutti i movimenti economici del Comune dovevano essere registrati e computati da questo funzionario, che svolgeva mansioni di economo, cassiere, notaio e segretario. Eletto annualmente, provvedeva a riscuotere le entrate camerali, ad effettuare i pagamenti, alla scritturazione degli atti d'ufficio e dei verbali delle sedute e preparava la tabella annuale delle imposte comunali. Come tutti coloro che avevano partecipato all'amministrazione comunale, anche il camerlengo era soggetto ad un controllo contabile, detto "sindacato", che si concludeva con una sentenza sindacatoria.
Alcune serie del periodo preunitario sono fortemente indicative dell'influenza dello Stato della Chiesa sulla nostra comunità. Una di queste è la serie dei Libri camerali.
I Comuni dello Stato Pontificio erano sottoposti ad una tassazione particolare: lo Stato affidava direttamente ad essi la riscossione delle imposte destinate al fisco, cioè non venivano tassati i singoli cittadini, ma le comunità, le quali poi a loro volta si occupavano di ripartire l'onere tra gli abitanti. Pertanto è possibile distinguere fra 'imposte camerali', destinate alla Reverenda Camera Apostolica, cioè alle finanze statali, e 'tasse comunitative', che servivano a coprire le spese dell'amministrazione comunale. Questa distinzione prevedeva che alcuni cittadini privilegiati, pur essendo esclusi dal pagamento delle tasse comunitative, dovevano comunque contribuire a quelle camerali. I privilegiatissimi, invece, erano esclusi anche dal pagamento di queste, ma dovevano comunque pagare una particolare categoria d'imposte, i 'pesi camerali privilegiati'. I soggetti registrati negli elenchi di esigenza erano proprietari di terreni siti a Loro, capofamiglia, titolari di patrimoni, possessori di bestiame da macello. In tal modo i libri annotavano i nominativi dei tassati e le quote a ciascuno imposte ed erano affidati ad un esattore deputato a riscuotere le somme corrispondenti e a registrare l'avvenuta soluzione.
Anche i libri dei macinati erano i registri di esazione della Gabella del Macinato, tassa destinata a finanziare le spese straordinarie per la difesa dello Stato Pontificio. L'esazione di questa tassa, istituita da Urbano VIII con chirografo del 1630, fu affidata direttamente ai singoli comuni nel 1640. Su ogni rubbio di grano macinato si imponeva all'inizio una gabella di un giulio, che lo stesso Pontefice solo tre anni più tardi accrebbe di un secondo giulio per rubbio di grano. La quota variò più volte nel corso del tempo. Questi libri sono redatti secondo uno schema fisso molto semplice: riportano nella pagina di sinistra il nome dei tassati, la quantità di grano macinato e la quota da esigere e in quella di destra il riscontro dell'avvenuto pagamento. L'esattore, come ogni altro ufficiale pubblico preposto alla gestione di affari finanziari, veniva sottoposto a revisione dei conti alla fine del suo mandato.
Anche i volumi ordinati sotto le diciture 'Libri del Milione', 'Libri del Milione e bollo estinto', o 'Libri dello scomparto del Milione' sono registri di un'esigenza imposta straordinariamente dalla chiesa e nello specifico da Clemente XI, per coprire le spese occorse in occasione del passaggio nello Stato Pontificio delle truppe alemanne (1707-1711). Tale tassa nasce a titolo provvisorio, ma continua ad esigersi per la Comunità di Loro per diversi decenni a causa dell'esosità della cifra richiesta, appunto un milione di scudi all'anno, da cui il nome. Tuttavia, in seguito al ripetuto transito di truppe straniere sul territorio dello Stato Pontificio, anche nel corso degli anni Quaranta del Settecento, Benedetto XIV decretò un 'ripartimento provvisionale' di due Milioni di scudi, che continuerà ad essere riscosso per la nostra Comunità fino al 1778.
Di particolare rilievo risultano, infine, i documenti relativi alle vicende storiche legate a , che sono stati rinvenuti già accorpati ed ordinati in base ad un criterio cronologico. Si tratta di documenti relativi alle celebrazioni del beato, alla sua vita ed ai suoi miracoli , alla causa di beatificazione ed all'albero genealogico della sua famiglia.

Laura Linfozzi
Tania Pisani

Per ulteriori approfondimenti:

Laura Linfozzi, Tania Pisani (a cura di), Inventario dell'Archivio Storico Comunale di Loro Piceno, Comune di Loro Piceno 2004
 
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